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Rozafat PDF Stampa E-mail


Il Castello di RozafaT

 

Costruito nel IV secolo a. C., periodo in cui comincia anche la vita cittadina di questa zona. Nel II secolo a.C. Scutari diventa la capitale dello stato illirico (181 – 168 a. C.). Qui si è svolta la Terza Guerra Illiro-romana. Il castello è stato sede fino al 1865 e "acropoli" di diverse occupazioni (illiri, romani, slavi, bizantini, veneziani e turchi). Ancora oggi sono rimaste le tracce di queste occupazioni.

La maggior parte delle mura che si possono vedere oggi risalgono al Medioevo. Le costruzioni più interessanti sono quelle del periodo veneziano (1396-1478).

La sua superficie è di 3,5 kmq. L’altezza sopra il livello del mare varia da 120 m (entrata del castello) a 130 m, zona dell’ultimo settore). Il perimetro delle mura è di 881 m. Il castello si divide in tre settori (cortili). Il più importante è l’ultimo nel quale si trovava un tempo la sede della capitaneria, o residenza del governatore, costruita dai veneziani all’inizio del secolo XV.

LA LEGGENDA DELLA FORTEZZA DI ROZAFAT

Lo scultore Skender Kraja scolpì 15 anni fa un bassorilievo in gesso, esposto nel Museo del castello di Scutari, che racconta la leggenda che vide protagonisti tre fratelli impegnati nella costruzione delle mura della fortezza. Durante la notte il lavoro eseguito nella giornata crollava. 1 tre fratelli appresero da un vecchio saggio che le mura per essere forti e solide necessitavano del sacrificio di una delle loro mogli. La scelta della moglie doveva avvenire casualmente. Colei che l’indomani sarebbe giunta con il pranzo sarebbe stata immolata per il bene della comunità. Il giuramento di assoluto silenzio venne infranto da due dei tre fratelli che raccontarono tutto alle rispettive mogli. Fu così che toccò alla moglie del più giovane dei fratelli e madre di un bambino, portare l’indomani il pranzo. Le venne raccontato quanto il vecchio saggio aveva detto e il giuramento che era stato fatto fra di loro. La giovane accettò di farsi murare viva all'interno delle mura, ma pose come unica condizione che una gamba, un braccio, un occhio ed una mammella, rimanessero scoperti per poter vedere, cullare, accarezzare e allattare il proprio figlio.

Questa  è la versione tradizionale, che tutti conoscono e si raccontano, tuttavia non si escludono altre varianti. L'umanista nazionale Marin Barleti, scutarino, ci ha, nella sua opera "Gli assedi di Scutari", raccontato quanto segue. Il nome ROZAFAT deriverebbe dalla composizione dei nomi di  Roza, una giovane donna sconosciuta, e di Fa, suo fratello. I due giovani costruirono il castello in tempi remoti.

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